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Intervista a David G. LoConto

Intervista a David G. LoConto

di Pietro Lo Conte

Il prof. David G. LoConto è titolare della cattedra di Sociologia alla Jacksonville State University in Alabama. I suoi nonni emigrarono da Ariano Irpino (AV) negli USA circa un secolo fa. Molto stimato nel suo settore, ha scritto diverse pubblicazioni sulle problematiche degli italiani d’America ed i rapporti interetnici con le altre comunità presenti sul territorio americano.
  1. LoConto, ci parli un po’ di lei, dove vive e di cosa si occupa?

Sono nato a Worcester, Massachusetts, circondato da gente di origine arianese. All’età di tre anni mi trasferii in California dove ho vissuto fino all’età di 33 anni. Attualmente vivo in Alabama, sono un sociologo alla Jacksonville State University. Anche se i miei genitori non sono mai stati in Italia mi hanno sempre reso consapevole delle mie origini. Ariano Irpino mi è sempre stato descritto come un posto speciale. Era la “casa”.

Dal punto di vista sociologico, come sono visti attualmente gli italiani negli USA?

Le cose sono cambiate negli anni. Cento anni fa gli italiani venivano considerati di due razze distinte: i settentrionali e i meridionali. I settentrionali erano intelligenti e civilizzati, mentre i meridionali erano una razza nervosa, non affidabile nei lavori pericolosi, erano considerati geneticamente inferiori e sottoposti ad ogni forma di razzismo, lo stesso usato nei confronti degli afro-americani.

Oggi la situazione è migliorata. Essere italiani è diventato di moda e capita spesso che chi ha soltanto 1/16 di sangue italiano dichiara di esserlo al 100%. Ciò è dovuto anche al fatto che siamo uno dei pochi gruppi europei d’America, che ancora identifichiamo noi stessi con la nazionalità dei nostri antenati. Le altre comunità di origine europea si considerano semplicemente “Bianche” o “Americane”.

Sociologicamente parlando, comunque, gli italiani hanno ben agito in America. Il reddito pro capite ed il quoziente intellettivo sono più alti della media americana. Con l’avvento della TV via cavo e dei canali di cucina, gli italiani e il cibo italiano sono diventati di moda. Ci si aspetta che tutti gli italiani siano cuochi sopraffini. In realtà la maggior parte di noi discende dai contadini del sud, quindi molte delle cosiddette prelibatezze italiane non sono altro che discutibili varianti di piatti poveri, come la pasta e fagioli e la ciambotta. Una vera beffa per gli americani che pensano di assaporare autentiche prelibatezze italiane!

Lo stereotipo della mafia perseguita gli italiani più oggi che in qualsiasi altra epoca. Sondaggi recenti hanno rivelato che il 74% degli americani pensa che tutti gli italiani siano in qualche modo legati alla mafia. Un altro studio dice che il 67% degli italiani o dei personaggi italiani che appaiono in TV o al cinema sono legati ad attività criminose. Come dice David Chase, produttore e creatore della serie televisiva "The Sopranos": la mafia vende. Curiosamente, i protagonisti di quella serie sono descritti come gente proveniente da Ariano ed Avellino. Negli anni lo stereotipo è stato usato anche nello scontro politico. Ancora adesso, su molti di origine italiana, che lavorano in istituzioni pubbliche, cade il sospetto che siano mafiosi che tentano di infiltrarsi nella politica.

Complessivamente, però, noi italiani siamo visti favorevolmente negli USA. Raramente dobbiamo sopportare pregiudizi o preconcetti a causa delle nostre origini. Certamente ancora esistono, ma soltanto un frammento di quello che era una volta.

E' cambiato qualcosa date le ultime scelte del Governo italiano di appoggiare gli USA nella lotta globale al terrorismo?

Può sembrare terribile ciò che sto per dire, peraltro confermato dai miei studenti, ma gran parte degli americani ignora o si disinteressa della politica italiana nei confronti degli USA. C’è una tale arroganza tra gli americani, che vedono gli Stati Uniti come la più grande nazione di sempre, che di conseguenza hanno scarsa consapevolezza e poco interesse su cosa pensano o fanno gli altri.

Soprattutto da quando George W. Bush ha preso la presidenza, se le altre nazioni sono d’accordo con la sua politica, va tutto bene, altrimenti l’atteggiamento degli americani è soltanto xenofobia ed etnocentrismo.  Sicuramente, quando l’Italia decise di appoggiare gli USA nell’invasione dell’Iraq, fu visto positivamente, ma non fu una “grande” notizia.

Dovete comprendere, tuttavia, che molti americani fanno fatica a distinguere la guerra in Iraq dalla guerra al terrorismo e non hanno idea di quanto la loro politica nazionale possa influenzare, nel bene e nel male, le popolazioni mondiali. C’è, inoltre, una grande divergenza tra ciò che è reale e la propaganda del nostro governo. Il problema attuale negli USA è che le più importanti testate giornalistiche hanno ridotto il budget destinato al giornalismo investigativo. Tutti si limitano a fare cronaca. Nei resoconti di cronaca si riporta soltanto ciò che uno dice e non si valuta il contenuto di ciò che è stato detto. Ciò consente a chi ha il potere, di dire più o meno quello che vuole, senza rischiare di dover subire le conseguenze delle sue dichiarazioni.

Qual è stata la sua esperienza diretta nell'inserimento nella società statunitense? Hanno influito in qualche modo le sue origini?

Sono convinto che le mie origini arianesi abbiano avuto una forte influenza e continuino ad aiutarmi nella mia vita. Durante il mio breve soggiorno ad Ariano, nell’estate 2005, ho notato che molti arianesi avevano caratteristiche di apertura, onestà, dedizione al lavoro molto simili a quelle della mia famiglia e di tutti gli arianesi che ho incontrato negli USA.

Quali sono le difficoltà che un italiano può ancora trovare nel cercare lavoro negli States e quali, invece, le attività dove la sua provenienza può rivelarsi un vantaggio?

La lingua può essere l’ostacolo maggiore. Conoscere l’inglese americano è una necessità. Oltre a questo, comunque, l’educazione scolastica, avere specializzazioni in ingegneria, in informatica, o nel settore della ricerca e sviluppo aiuterebbe senz’altro a chiunque a trovare impiego negli USA. Qualsiasi abilità imprenditoriale e capacità di rischio che sappia procurare business può essere d’aiuto.

Le sue origini italiane sono legate alla Campania. Attualmente proprio riguardo la Campania, e Napoli in particolare, le maggiori testate italiane amano legare tali luoghi unicamente ad attività malavitose ed a illegalità di ogni genere. Dal punto di vista sociologico quanto può influire tale enfasi negativa dei giornali italiani stessi sull'immagine che l'Italia ha riguardo questi temi all'estero?

Non sono in grado di giudicare come il giornalismo italiano influenzi l’immagine dell’Italia nel mondo. Come ho già detto, in USA attualmente la criminalità organizzata italiana ha un certo seguito a livello di “cultura popolare” a causa di film e show televisivi di moda. Molti americani pensano che sia eccitante far parte della mafia. Non mi preoccuperei, in particolare, dell’immagine della Campania, in quanto gli americani non fanno differenza tra chi è arianese, pugliese o piemontese. Per loro l’Italia e il crimine organizzato sono due facce della stessa medaglia. Comunque, non darei molto peso a questo aspetto. Mentre ero ad Ariano ho letto un giornale di Napoli che riportava molte notizie riguardanti la Camorra. Sono stato rattristato da questo, non lo nego, ma la mia opinione sull’Italia e sulla sua gente non è assolutamente stata scalfita da ciò. Negli USA ogni anno vengono assassinate più di 16.000 persone e si contano diverse centinaia di miliardi di dollari in furti. Il comportamento di pochi italiani non è comparabile con la criminalità che c’è negli USA. Durante la mia permanenza in Italia, la gente ha cercato di spegnere il mio entusiasmo menzionando i problemi dell’Italia, il governo, la dicotomia nord-sud, sia sociale che economica. Capisco che ci siano problemi, ma questi non devono cancellare tutto il buono che c’è e continua ad esserci in Italia.

Accade la stessa cosa negli USA o si cerca di evitare che questioni riguardanti strettamente la politica interna possano diventare di dominio pubblico anche all'estero?

La maggior parte dei media americani, tratta soltanto notizie nazionali e la guerra in Iraq. La stessa guerra è trattata in un modo molto “sterile”. Non vediamo feriti. Sentiamo il numero dei morti, ma non vengono mostrate immagini di morte e gli unici morti menzionati sono quelli americani.

Ad ogni notizia, di solito, non viene dedicato più di un minuto. Si va poco in profondità. Si sa poco di ciò che succede a livello locale, nazionale e internazionale. Nel 1970 il 75% degli americani leggeva ogni giorno, ora circa il 25%.  Conta solo quello che appare in TV, tutto il resto non esiste. Si focalizza l’attenzione solo sulla criminalità locale, specialmente se sono coinvolti maschi afro-americani, possibilmente con qualche dettaglio raccapricciante.

In genere, comunque, le news girano attorno a pochi argomenti a cuore dei politici, come il matrimonio tra gay, l’immigrazione illegale, le cellule staminali. Altri argomenti d’interesse mondiale come la tutela dell’ambiente, i diritti umani, il razzismo, l’allarme globale, l’ineguaglianza vengono affrontati molto raramente, quasi mai.

Cosa pensa si possa fare per migliorare l'immagine dell'Italia negli U.S.A. e nel resto del mondo?

Dipende da quale immagine si vuole migliorare. Nel mondo d’oggi molti provano a guadagnare vantaggio a scapito d’altri. Tutto questo crea nemici. Vedrei l’Italia come protagonista nel mondo per esportazione di prodotti, cultura e filosofia.

Vivo in un paese di gente paranoica e spaventata, che spende più di 400 miliardi di dollari all’anno in campo militare. Secondo me spendiamo così tanti soldi perché non abbiamo abbastanza idee per convincere le persone con la ragione.

L’Italia e gli italiani non sono così. Per migliaia di anni l’Italia è stata un grande magnate per tutte le civiltà. Se ne possono vedere le tracce attraverso l’architettura ancora esistente o le tante opere d’arte che si trovano nei musei e, naturalmente, attraverso la Chiesa Cattolica. Pensate alla grande musica, l’arte, le scienze, la filosofia e l’ingegnosità che sono state un marchio di fabbrica degli italiani per più di 2500 anni. Si è fermato tutto? E’ tutto finito? Certamente no. NOI siamo i discendenti di quelle grandi civiltà. E’ nel nostro sangue. Più di 100 anni fa un terzo di NOI italiani emigrò ovunque nel mondo ed ha costruito nuove vite, nuove società e nuove civiltà. Lo abbiamo fatto perché è nel nostro sangue. NOI costruiamo, creiamo, esploriamo. Qui negli USA ci sono tante persone di origini italiane che stanno lavorando bene. Siamo arrivati e ci siamo riusciti. Questo è ciò che NOI italiani sappiamo fare. Non abbiamo bisogno di guerre, di combattere, di colonizzare. NOI italiani, NOI Italia, possiamo cambiare la nostra immagine riconoscendo le nostre qualità nei millenni e realizzando ciò che NOI non abbiamo mai smesso. Alcuni di NOI vivono in differenti continenti, parlano differenti lingue, ma NOI continuiamo ad avere successo. NOI continuiamo a crescere e progredire. Cambiare la nostra immagine, riportandola al suo legittimo posto, vuol dire semplicemente far conoscere al mondo non solo quello che NOI abbiamo fatto, ma ricordare ad essi ciò che NOI continuiamo a fare. Prima NOI italiani ce ne renderemo conto e prima questo processo potrà iniziare.

David G. LoConto

 

 

Intervista pubblicata anche sul sito www.cittadiariano.it

Una sintesi di questa intervista è stata pubblicata sul numero 62 di dicembre 2006 del mensile di attualità, politica, cultura, arte, sport e spettacolo “Albatros”.