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Nessuno vuol essere Robin

"In questo mondo di eroi, nessuno vuole essere Robin..." sono le parole della canzone di Cesare Cremonini che possiamo ascoltare in questi giorni in radio e che mi fanno riflettere soprattutto se associate alla disgrazia di Giada, la ragazza di Napoli che si è suicidata il giorno della sua "finta" laurea.
E' vero, la società di oggi è molto più esigente di quella di un tempo. Malgrado i mezzi, le risorse disponibili e il tenore di vita medio, siano infinitamente maggiori e migliori di quelli di 70-100 anni fa, il disagio interno in ognuno di noi, soprattutto tra i ragazzi, è infinitamente più grande al punto da superare a volte il limite della sopportazione, al punto da individuare nell'estrema scelta l'unica soluzione, l'unica via d'uscita.
Cosa ha portato la nostra società a costringere Giada a suicidarsi? Non credo che sia l'ambiente familiare in cui la ragazza è cresciuta, troppo facile e comodo per tutti noi che addossando la colpa a genitori poco presenti o molto esigenti ci liberiamo di questa assunzione di responsabilità, abbandonandola al destino della completa indifferenza.
Si tratta di un malessere più grande, dell'incapacità della nostra società di produrre o catturare esempi vincenti dalla quotidianità, dalla normalità, dall'educazione, dal rispetto per gli altri, dall'essere se stessi prima di somigliare sempre a qualcun altro naturalmente "migliore" di noi.
Si tratta dell'incapacità della nostra società, che condiziona fortemente i nostri ragazzi tramite tecnologie martellanti h24 sempre accessibili e sempre disponibili, purtroppo sempre più al soldo delle potenze economiche, di insegnare come e perchè riconoscere i propri errori, innanzitutto a se stessi, prima di addossarne le colpe sugli altri, che di volta in volta diventano i colleghi, i politici, i diversi, gli emigranti, i deboli, gli indifesi.
Allora quando ciò non è possibile il castello di carta crolla, si scioglie come neve al primo sole di primavera.
In tutti i corsi di marketing, la prima cosa che si insegna non è come rendere più attraente il proprio prodotto, ma come fare per renderlo indispensabile, come costringere la gente ad esserne morbosamente dipendente, prima ancora che ne venga a conoscenza.  
La società che ha ucciso Giada (perchè di omicidio si tratta) è la stessa che costringe tutti ad allinearsi al modello utopico del bello, ricco e potente, del supereroe che può ostentare l'i-phone ultima versione un'ora dopo l'uscita sul mercato o che va a partorire in USA in mondovisione figli griffati, bambini che ancor prima di uscire dall'utero hanno già raccolto ricchezze che una persona media, onesta e lavoratrice non riuscirebbe a guadagnare in un'intera vita.
La società degli anoressici e degli iperobesi, del tutto e subito ad ogni costo o, in alternativa, del vuoto assoluto. La società in cui l'immagine non fa più da supporto al contenuto, ma che prende sostanza, diventa unica realtà, quale nuovo dio da adorare e santificare. E' la società in cui un testo come questo che sto scrivendo è già troppo lungo e pesante per poter catturare attenzione, perchè supera le 5 righe su facebook, i 140 caratteri di twitter o il vuoto pneumatico di instagram. E' la società in cui, se in un anno hai letto più di due libri fai parte di una setta segreta e cospiratrice, superando nella fantascienza persino Fahreneit 451 (quanti se lo ricordano?), ma che poi ti tiene fuori dai giochi se non hai il pezzo di carta, magari comprato su e-bay, oppure il papino facoltoso, chi se ne importa come lo sia diventato.
In questo scenario, in questa nuova jungla di tecnologia, di superficialità e di cattiveria, quando non è indifferenza, chi si trova a ricoprire il ruolo di Robin è definitivamente condannato, non più ad essere comprimario, ma addirittura ad essere ritenuto definitivamente inutile e pertanto da eliminare o, perchè no, da spingere ad autoeliminarsi.
Spazzatura appunto, e per giunta indifferenziata.