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Israele: un viaggio, alcune riflessioni

Raccontare Israele è come fare un riassunto delle puntate precedenti, un ripercorrere all’indietro tutte le tappe della nostra storia, della nostra cultura, della nostra civiltà. In ogni istante del viaggio ci tornano in mente esperienze, conoscenze recondite della nostra vita, immagini conservate nei cassetti dei nostri ricordi e che affiorano prepotentemente all’improvviso come un film rivisto e rivissuto mille volte.

Per chi crede, non importa quale nome possa avere il proprio Dio, è “il” luogo sacro per eccellenza, la terra che ha consentito all’uomo di entrare in contatto fisico con la propria divinità. Per chi non crede è comunque un’esperienza unica, una tentazione, una sensazione che segna dentro, in qualche modo, indelebilmente.

Israele è l’apoteosi delle contraddizioni, l’esempio più lampante di quanto l’uomo possa essere stato (e sia ancora) assolutamente irrazionale e intollerante, nei rapporti con i propri simili, nell’assurda altalenanza della sua “breve” storia. E’ la terra dove il tempo si è fermato, dove certi valori sono ancora incredibilmente forti e radicati nella gente, oggi esattamente come 2000 o 3000 anni fa.

Israele, la Palestina, tutto il Medio Oriente: sono i luoghi in cui la gente afferma la propria essenza ogni giorno, dove ci si riconosce e si manifesta la propria identità già nel modo di vestire, di parlare, di scrivere, di mangiare, di pregare in ogni istante della giornata, anche se questo potrebbe, in qualche modo, mettere a rischio perfino la propria esistenza.

E’ Mediterraneo in tutta la sua franchezza, nei suoi tipici colori, nei suoni, nei profumi, nei sapori. E’ una terra antica e modernissima allo stesso tempo, dove la storia ha dovuto combattere a denti stretti per poter testimoniare un passato spesso cancellato dal susseguirsi delle dominazioni. Ebrei, musulmani, cristiani, ortodossi si sono alternati al tavolo del potere, cercando invano, ogni volta, di annientare anche il ricordo di chi li aveva preceduti. E il risultato oggi è quello che si vive ogni giorno entrando a Gerusalemme: una grande Babele, quello che tutti considerano il centro dell’Universo, conteso da tutte le civiltà ed in cui confluiscono tutte le fedi, religiose e politiche.

Non entro nel merito di chi ha torto o ha ragione, di chi si comporta "oggi" da persecutore o da perseguitato, ma basta fare un giro tra le strade millenarie che collegano Haifa a Tel Aviv, Tiberiade a Gerusalemme, per capire che non esiste un oggi e un ieri, il tempo qui sembra si sia fermato e le vicende continuano ad accadere sovrapponendosi e complicandosi in mille mondi paralleli. Cause ed effetti si sono intrecciati al punto che non siamo più in grado di giudicare il comportamento di nessuno.

Allora ognuno ha il diritto di guardare ad Israele soltanto con i propri occhi, possibilmente con l'apertura mentale di dover accettare che le proprie convinzioni più intime e segrete possano essere sbeffeggiate e violentate da chi accanto a noi la pensa diversamente.

E' vero, il timore di trovarsi di fronte ad incidenti, prima del viaggio, c'era, ma si è completamente dissolto appena messo piede in questa terra di confine. Dopo le poche ore passate ad osservare ebrei e musulmani, israeliani e palestinesi che convivono a stretto contatto, con ruoli diversi, negli stessi luoghi fisici, ma lontani anni luce per come concepiscono la loro esistenza, siamo sommersi dallo stupore, da una incredulità totale, nel constatare che in fondo la convivenza è molto più tranquilla di quanto si potesse immaginare.

Ovunque, soprattutto nelle zone d'entroterra, lungo le superstrade che collegano le città più importanti, capita di osservare una distribuzione a macchia di leopardo di centri abitati dalle caratteristiche diametralmente opposte. Sulla sinistra un paese in bianco e nero, palesemente arretrato, diroccato, case bianche, basse, senza tetto, rifinite per quanto appena necessario, povere ed essenziali, sovrastate da un severo minareto. Sulla destra, separato soltanto dalla strada che percorriamo, un paese moderno, pulito, coloratissimo, con deliziose villette a schiera all'americana, tantissimo verde e tetti spioventi rossi fiammanti. Differenze che altrove di riscontrano soltanto dopo centinaia o migliaia di chilometri di cammino, qui si evidenziano a distanza di pochi metri.

Cosa dire di più? Per i nostri occhi di cristiani/cattolici romani questa resta la Terra Santa, il luogo che ha avuto la Grazia di essere calpestato dai piedi del Nostro Signore, il terreno che si è intriso del Suo sangue, le pietre che hanno ascoltato la Sua Parola. Sono sensazioni indescrivibili quelle che abbiamo provato in Galilea, ai piedi delle alture del Golan, sfiorando le rocce del Monte delle Beatitudini, l'acqua del Mare di Galilea, quella su cui Gesù ha vissuto e si è rivelato al mondo con i suoi prodigi e le sue parabole, dove incontrò gli Apostoli e dove tornò dopo la Risurrezione. La Galilea è la Sua terra, la Nostra terra.

Una sensazione nettamente diversa, invece, si prova a Gerusalemme. Crocevia del mondo, è il luogo dove tutti si affannano a dimostrare di avere l'esclusiva sulla storia e sulle tradizioni, sul corpo e sull'anima. I luoghi in cui Gesù ha sofferto la sua passione e morte, sono distrattamente contrastati, offuscati, dalla presenza soffocante degli altri, degli ebrei, dei musulmani, delle mille divisioni intestine della stessa tradizione cristiana. Allora ci si trova sbattuti da un vicolo all'altro, da una chiesa ad una sinagoga, da una moschea ad un mausoleo ortodosso senza soluzione di continuità, in una inebriante indigestione di sapori, colori, suoni e profumi.

Camminando tra gli stretti vicoli della Città Vecchia, sembra all'improvviso di trovarsi a bordo di in una macchina del tempo e dello spazio. Ci si trova contemporaneamente nella Gerusalemme intatta di 2000 anni fa, costruita dalle stesse pietre che videro cadere Gesù sotto il peso della Croce ed in quella tecnologica dei grattacieli, dei telefonini e delle auto di grossa cilindrata. Se su un marciapiede capita di incontrare un gruppo di sfacciate turiste americane in T-shirt, minigonne e infradito, sullo stesso marciapiede, qualche metro più in là, ci si imbatte in lunghi abiti neri che lasciano scoperti soltanto dei magnifici occhi color nocciola. In un vicolo capita di vedere una lunga fila di bugigattoli stracolmi di stoffe, di spezie e di improbabili souvenir made in Cina, girato l'angolo ci si trova in una elegante via di negozi ebrei, di gioiellerie e di ricchi quadri autentici. Il quartiere cristiano, invece, è qualcosa di intermedio, che guarda in tutte e tre le direzioni, rinunciando spesso alla propria identità, in nome del dio Denaro.

Così dal vivo si capiscono molte cose, molti discorsi che fece Gesù tanti secoli fa, ma sempre così attuali. Capisco quanto si arrabbiò quando vide il Tempio invaso dagli ambulanti, quello stesso tempio che oggi, dopo mille distruzioni, è diventato una immensa Moschea. E' uno dei tantissimi paradossi di Gerusalemme, infatti proprio uno dei muri che circondano quella moschea è il Muro del Pianto, dove vengono a pregare tutti gli ebrei col capo coperto. Altro paradosso è quello del Monte Sion, il luogo che gli ebrei considerano l'origine della loro civiltà, dove è conservata la Tomba del Re Davide, stesso edificio in cui, secondo la tradizione cristiana, Gesù, discendente di Davide, tenne la sua Ultima Cena.

Ho visto Israele con gli occhi di un cristiano, anche se non sono stato un classico pellegrino. Ho visto Israele con gli occhi di un discendente dell'Antica Roma che un tempo dominava questi luoghi e che costruì città splendide come Cesarea, sul litorale tra Tel Aviv e Haifa o di uno di quei Crociati che non furono molto dolci con i Saraceni. Ho anche avuto orecchie per ascoltare la versione degli ebrei, primi e ultimi in questa terra così contesa. Ho capito quali possono essere i sentimenti che molti ebrei nutrono per il loro nemico ancestrale, quello che si identifica storicamente nei cultori dell'Islam. Purtroppo, invece, non ho avuto la possibilità di ascoltare la voce dei musulmani, soprattutto dei palestinesi. Ho soltanto visto i loro occhi stanchi, nei quartieri periferici di Gerusalemme, come quelli che si estendono sul Monte degli Ulivi, quartieri solo per uomini e bambini maschi, dove le donne rimangono chiuse nell'ignoranza delle loro pareti domestiche. Troppo poco per capire, troppo poco che comprendere la loro situazione di stranieri "tollerati" in quella che considerano giustamente la loro terra.

Ma la parola "giustizia", da queste parti, assume una dimensione non più misurabile, che cambia forma e lunghezza a seconda degli occhi che la osservano e della lingua che la descrive. Troppo difficile per essere compresa.

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Lussemburgo: cuore d'Europa

Per quale motivo si dovrebbe visitare il Gran Ducato del Lussemburgo? Scommetto che non sia facile trovarlo negli itinerari turistici europei. E' uno stato così piccolo che risulta difficile incontrarlo lungo la strada, a meno che non ci si vada di proposito.

A me è capitato di andarci per lavoro, proprio questa settimana, e una idea me la sono fatta. La sensazione principale che mi sono portato appresso si riassume in una sola parola: "Europa".

Situato in un angoletto tra Belgio, Francia e Germania, ha subito fortemente l'influenza economica e la storia di questi tre paesi. Si tratta di un fazzoletto d'Europa più piccolo della Val D'Aosta. La sua capitale ha il numero di abitanti di un piccolo quartiere di Roma.

I lussemburghesi sono un popolo particolare. Poliglotti per definizione, parlano regolarmente tre lingue (francese, tedesco e lussemburghese, tutte e tre lingue ufficiali), inoltre la grande maggioranza parla correttamente anche l'inglese. Passeggiando per le strade della capitale, comunque, si ascolta quasi esclusivamente il francese. Sono numerosissime anche le comunità di immigrati da altri paesi d'Europa, primi fra tutti Portogallo e Italia, pertanto anche il portoghese e l'italiano sono praticamente di casa.

La cosa che mi ha molto sorpreso è proprio la forte presenza italiana. Italia si legge dappertutto, sulle insegne dei negozi, i nomi delle ditte di traslochi e quelle di costruzioni.

Il costo della vita non è eccessivo, ma soprattutto il potere d'acquisto (rapporto tra stipendi e costo della vita) è molto favorevole. Non a caso il Lussemburgo è al primo posto al mondo per PIL e al secondo al mondo per il potere d'acquisto (PPA). Qualche esempio: un'infermiera guadagna 4.500 euro, un operaio 3.500, una cassiera 1.900, mentre un litro di gasolio non raggiunge 1 euro. L'unico settore inavvicinabile è quello immobiliare, i prezzi delle case sono astronomici.

E' una bella atmosfera quella che si respira tra i vicoli del centro medievale. Malgrado il clima sempre inclemente (a detta degli italiani che ci vivono, piove o è grigio almeno 330 giorni all'anno), l'impressione è che la gente sia serena. Il mio albergo era nella piazza della stazione, eppure non mi è capitato di incontrare barboni o sbandati. I negozi più numerosi, per le strade del centro, gioiellerie e abbigliamento, soprattutto scarpe di qualità.

Si fa fatica a distinguere lo Stato dalla sua capitale, infatti, non a caso si chiamano allo stesso modo.

E' decisamente un paese ricco, di storia, di economia, di finanza. In passato la sua economia, come quella del Belgio, si basava essenzialmente sull'industria dell'acciaio. Oggi si basa, credo, sull'economia portata dagli uomini d'affari e della finanza internazionale, dai politici del Parlamento Europeo, dai militari della NATO. L'indotto di tutto questo fa campare circa mezzo milione di persone in un ambiente sano, pulito, avendo saputo preservare il proprio patrimonio di cultura e di storia.

Un paese che ha saputo conservare la propria identità (malgrado tutto) rimanendo al centro dell'Europa, in tutti i sensi.

Se consiglio di andarci? Beh, indovinate... Forse non vale la pena di un viaggio esclusivo, ma se il nostro itinerario in giro per l'Europa passasse dalle parti del suo cuore... perché no? 

 

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Viaggio a Capo Nord - L'epilogo

copenhagen

Classica foto ricordo davanti alla Sirenetta di Copenhagen

(10^ parte) 

Vivere la Festa dell'Acqua a Stoccolma ci appagò completamente. Ormai per noi il viaggio poteva ritenersi concluso. Passammo quello che restava della notte ancora una volta in auto, in qualche area di servizio tra Stoccolma e Norrköping. Ci aspettavano ancora circa tre giorni di viaggio prima di poter dormire nel nostro letto di casa, eravamo piuttosto stanchi, ma eravamo pienamente soddisfatti di come era andata fino ad allora. L'unico pensiero che ci assillava: come rendere ancora interessante la rimanente parte del nostro epico viaggio? La mattina del 16 agosto puntammo decisi verso Copenhagen, rientrammo pertanto in Danimarca, prendendo ancora una volta il traghetto, da Helsingborg (Svezia) ad Helsingor (Danimarca), e potemmo mettere un'altra bandierina nel nostro album dei ricordi. Andare a Copenhagen e non fare una foto con la statua della Sirenetta è un po' come andare a Roma e non vedere il Colosseo o a Parigi e ignorare la Torre Eiffel. Malgrado fosse un'icona notissima, vederla da vicino ci sorprese comunque. Non saprei come spiegare le nostre sensazioni, forse l'avevamo immaginata più grande, abituati alle grandi statue equestri delle nostre piazze principali. Invece era lì, a grandezza naturale o forse anche un po' più piccola, sola e indifesa, tenerissima, come una qualsiasi bella teenager danese a prendere il sole in topless su uno scoglio del Mare del Nord. Entrò subito nelle nostre simpatie, ce la saremmo portata con noi, molto volentieri.

 

mappa stoccolma amsterdam

 Nono giorno: da Stoccolma (Svezia) ad Amsterdam (Danimarca)

Fatto un rapido giro della bella città di Copenhagen, fummo colpiti dalla sua estrema pulizia, da alcuni scorci interessanti, malgrado sia una città moderna con un grande porto industriale,  e dallo spettacolare cambio della guardia, davanti ai cancelli del Palazzo Reale "Amalienborg". La nostra tappa successiva ci costrinse a deviare un po' la rotta. Anche se eravamo completamente esausti, non riuscivamo a rinunciare a nulla. Ci chiedemmo: visto che ci troviamo, siamo arrivati fin quassù... perché non facciamo un salto anche ad Amsterdam? Detto, fatto. Arrivammo alla Venezia del Nord in tarda serata. Ormai non avevamo più né la voglia né le giuste energie per godere delle bellezze architettoniche, dei viali alberati, dei silenziosi canali. Avemmo soltanto la forza di farci un giro nel quartiere a luci rosse, tappa obbligata per soddisfare la curiosità di quattro scapoloni d'oro in gita di piacere. Effettivamente ne valse la pena, la caratteristica atmosfera di quei vicoli di perdizione è da provare, anche se venne spontaneo un sentimento di pena e compassione nei confronti di quelle ragazzine in vetrina. Fummo anche avvicinati da numerosi ... "venditori di fumo" che letteralmente ci assalirono appena si accorsero che eravamo italiani. Evidentemente gli italiani sono ottimi clienti da quelle parti. Trovare una pensione o un ostello decente dove passare la notte, assorbì le ultime energie che ci restavano. Non ricordo quale soluzione trovammo, ma sono sicuro che non pernottammo in un albergo a 5 stelle... 

L'ultimo tratto che restava da percorrere era ancora molto, troppo lungo. Visto che a quel tempo vivevo a Torino e, molto previdentemente, mi ero portato appresso le chiavi del mio appartamentino, decidemmo di deviare ancora una volta il nostro itinerario. Così scendemmo lungo il confine tra Francia e Germania, in Alsazia, vedemmo Ginevra dall'alto ed arrivammo ad Aosta in serata. Ancora un piccolo sforzo e riuscimmo finalmente a mangiare, verso mezzanotte, un piatto di spaghetti aglio e olio a casa mia (ne ho sempre avuto qualche scorta nella mia dispensa) e ci riposammo in un comodissimo letto dopo tanti giorni di soluzioni a dir poco... arrangiate.

Così potemmo raderci, darci una bella rinfrescata e fare una bella impressione al nostro arrivo ad Ariano, la sera del 18 agosto. Fare tappa a Torino fu un'ottima pensata. Se i nostri parenti arianesi ci avessero visto in quali condizioni eravamo sbarcati in Piemonte la sera prima... si sarebbero presi un bello spavento!

 

 

mappa amsterdam ariano
Decimo giorno: da Amsterdam (Olanda) a Torino
Undicesimo giorno: da Torino ad Ariano Irpino

Tirare le somme di un viaggio del genere non è facile. Credo che dal mio racconto sia emerso un certo spirito d'avventura, forse d'incoscienza, ma soprattutto l'immenso patrimonio di ricordi, di immagini, di esperienze che ne abbiamo tratto. Quello fu il primo di tanti altri viaggi che intraprendemmo anche nelle estati successive, con lo stesso gruppo affiatato, ma mai riuscimmo ad eguagliare le emozioni provate la prima volta.

Se consigliarlo può sembrare scontato, mi azzarderei a suggerire proprio il nostro metodo, tutto in auto o meglio in camper, e soprattutto il nostro spirito. La nostra epoca ci permette di raggiungere in breve tempo mete che un tempo erano inavvicinabili, tuttavia per gustare certe esperienze, per provare certe emozioni, occorre vivere ogni istante della nostra vita, ogni chilometro del nostro percorso, come se fosse il più importante, il capitolo principale del libro della nostra storia. Il nostro unico errore, se così si può chiamare, fu solo quello di andare troppo di fretta, tante belle città furono soltanto sfiorate dal nostro cammino. Del resto percorrere quasi 11.000 km in 11 giorni è un tour de force particolare, quasi un record. Ma noi ne fummo pienamente coscienti, lo considerammo una sorta di "viaggio di perlustrazione" per individuare quali città fossero veramente meritevoli di essere visitate, un giorno, con più attenzione, e ci impegnammo a prendere nota per tornarci, con maggiore calma, magari con compagni di viaggio diversi.

Da allora, infatti, città come Amterdam o Stoccolma le ho riviste più attentamente, in un'altra stagione, di giorno, ho avuto l'opportunità di visitare alcuni musei splendidi (mi vengono ancora i brividi al ricordo delle emozioni provate nel Museo di Van Gogh e nel Rijksmuseum), ma forse, se non ci fossi già stato in quella occasione, non avrei dato loro la giusta importanza e soprattutto la possibilità di una seconda chance. 

altra foto a capo nord 

 Altra foto ricordo a Capo Nord

Nessun libro di storia o di geografia può insegnare tanto quanto un viaggio fatto bene. Naturalmente il nostro, più che un viaggio fu una scommessa, una sfida con noi stessi, ma col passare dei giorni ci rendemmo conto che il vero obiettivo raggiunto non era stato Capo Nord, ma il viaggio stesso, le migliaia di paesaggi, di aneddoti, di storie di persone incontrate per caso. Tutto quello che abbiamo visto ci ha arricchito in una maniera straordinaria e la dimostrazione è che a distanza di 15 anni, malgrado le nostre vite abbiano intrapreso percorsi diversi, al ricordo di quegli undici giorni, ancora nei nostri occhi si accende una luce particolare e scattano sensazioni uniche di complicità e amicizia sincera.

(Fine)

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Viaggio a Capo Nord - Stoccolma

sul traghetto 

In viaggio da Turku (Finlandia) a Stoccolma (Svezia)

(9^ parte)

La mattina del 15 agosto ci svegliammo piuttosto riposati. E fu una giornata completamente dedicata al riposo. Quel giorno, infatti, non percorremmo più di 170 km in auto. Facemmo un rapido giro a piedi sulla pista di atletica dello stadio Olimpico di Helsinki e ci rimettemmo in viaggio verso la città di Turku dove ci aspettava il traghetto della Viking Line che ci avrebbe condotti a Stoccolma.

In realtà fu una vera e propria crociera, che durò circa 10 ore in una splendida cornice di terra e di mare. Una meravigliosa giornata di sole ci permise di godere ed apprezzare un bellissimo panorama. Facemmo così la conoscenza del Mar Baltico, un'altra regione europea completamente sconosciuta a noi, fino qualche giorno prima. Nel tratto d'acqua che separa Turku da Stoccolma, che in linea d'aria saranno 200 km, ci sono decine di migliaia di isolotti. Un'altro spettacolo della natura! Dopo i laghi finlandesi, così numerosi e ravvicinati, avemmo una sensazione simile, ci riuscì difficile capire se si trattava veramente di tante isole o al contrario di terra ferma coperta dall'acqua.

mappa helsinki stoccolma

Ottavo giorno: da Helsinki (Finlandia) a Stoccolma (Svezia)
[clicca sulla mappa per vederla ingrandita]

Il traghetto fece un lentissimo e dolcissimo slalom in quell'enorme arcipelago. La nave era molto grande e spesso tememmo che non riuscisse ad avere la giusta agilità per scansare tutti quegli ostacoli naturali. A volte fu quasi costretta a fermarsi.

Durante la giornata, mentre oziavamo al sole, facemmo amicizia con uno svedese (un uomo, putroppo) che ci raccontò tante storie interessanti legate a quelle isole. Ci spiegò che la maggior parte non sono abitate, ma che da qualche anno era in corso una strana competizione, soprattutto tra i più ricchi svedesi, nell'acquistarne almeno una.

Ormai era un vero e proprio status symbol possedere un'isola nel Mar Baltico, come avere l'auto di grossa cilindrata o la barca. Ce n'erano di tutte le forme e dimensioni, ma la maggior parte non erano più grandi di un paio di campi da basket. Erano tutte coperte da foltissima vegetazione e molte avevano un minuscolo porticciolo per l'attracco di una piccola imbarcazione.

Insomma scoprimmo che i ricchi ma non avevano solo una villa al mare, ma un'intera isola!

Nessuno di noi quattro si può considerare un lupo di mare, avendo nelle nostre vene autentico sangue irpino, pertanto, dopo 10 ore di movimento ondulatorio, lento ma costante, fummo veramente sollevati quando attraccammo nel porto di Stoccolma... ancora qualche minuto e il nostro stomaco ci avrebbe fatto qualche brutto scherzo. Gianluca fu quello che ebbe la peggio e soffrì parecchio per tutto il viaggio. 

capo nord foto di gruppo

Un'altra foto ricordo davanti ad un monumento a Capo Nord.

Stoccolma è una città fantastica. Senza dubbio la più bella e interessante di tutto il nostro viaggio in Scandinavia. Arrivammo nel tardo pomeriggio e, appena messo piede a terra, immediatamente ci accorgemmo che avevamo azzeccato il giorno giusto. Era il 15 agosto e a Stoccolma si festeggiava la serata finale del Water Festival (in svedese Vattenfestivalen) la più pazza e divertente festa della capitale svedese!  Non so se ai nostri giorni sia ancora così, ma allora, negli anni '90, la seconda settimana di agosto la città si trasformava completamente. In ogni angolo, in ogni piazzetta, veniva allestito un palco dove si poteva suonare, ascoltare, ballare, musica di ogni genere. Migliaia di ragazzi e ragazze da tutta Europa si riunivano nel nome del sano divertimento con il nobile scopo di rendere onore all'acqua, l'elemento naturale senz'altro più presente a Stoccolma. La città, infatti, per certi versi può ricordare Venezia, perchè giace su 14 isole, ma rispetto alla Serenissima è viva, giovane, intraprendente.

Ci deliziammo quella sera. Naturalmente come tutti i popoli nordici anche gli svedesi non si divertono se non sono sufficientemente saturi di birra, ma non assistemmo alle scene disgustose di Helsinki. Tutti erano allegri e molto espansivi, ma senza esagerazioni.

Le svedesi (finalmente!) furono molto intraprendenti e ci coinvolsero nelle loro danze, in pochi secondi entrammo anche noi nel vortice del divertimento. Io avevo la telecamera sempre con me e fu per loro un motivo in più per mettersi in mostra e scatenarsi a ballare distribuendo baci a chiunque fosse a tiro...

Ebbene sì, la nostra idea sulle ragazze svedesi fu pienamente confermata... Al ritmo degli svedesissimi Ace of Base con la loro famosa "All that she wants", trascorremmo così tutta la notte e fummo veramente soddisfatti di come andò. A fine serata lo spettacolo dei fuochi d'artificio che si specchiavano nell'acqua dei canali, fu l'ultima ciliegina su una torta memorabile. 

Eravamo così eccitati quella sera, che la multa per divieto di sosta che trovammo sul parabrezza dell'auto non scalfì neanche lontanamente il nostro magico umore e la stracciammo senza pensarci due volte. Qualche mese più tardi il papà di Massimo, proprietario dell'auto, ricevette una notifica strana scritta in svedese... chissà se l'ha mai pagata!

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Viaggio a Capo Nord - Siamo a Helsinki

traghetto

Uno dei tanti traghetti

(8^ parte) 

La mattina del 14 agosto, abbandonammo il Circolo Polare Artico e ci dirigemmo senza esitazione verso sud. La strada da Rovaniemi alla capitale Helsinki è un lunghissimo rettilineo che invita ad accelerare. I finlandesi devono essere dei grandi appassionati di motori, infatti spesso incontrammo auto da rally coi motori truccati, marmitte rumorosissime, spoilers improbabili, tutte tappezzate da adesivi coloratissimi. Evidentemente non sarà un caso che la Finlandia esprima tanti talenti tra i piloti di rally e formula 1 come Häkkinen, Räikkönen e Mika Salo.

Invogliati dalla strada, sollecitati dall'atmosfera sportiva e distratti dalla stanchezza di un'intera settimana di viaggio ininterrotto, cominciammo, senza accorgercene, ad accelerare un po' la nostra andatura. Ed ecco che all'improvviso un'auto della polizia che veniva in senso opposto ci intimò lo stop. In quel momento mi trovavo proprio io alla guida e non nascondo che cominciai a temere il peggio. Il poliziotto si avvicinò lentamente alla nostra auto ed esclamò: "you drive too fast!". Naturalmente non trovavo le parole e balbettai qualcosa come "sorry, don't understand". Allora con grande pazienza prese un pezzo di carta e cominciò a scrivere, parlando un inglese perfetto e comprensibilissimo. Mi spiegò che in Finlandia, a differenza che in Italia, il limite massimo sulle strade statali è di 100 km/h mentre noi andavamo a 135 km/h. Poi mi spiegò anche il motivo. "Devi sapere", mi disse, "che la velocità deve necessariamente essere bassa per la presenza di una pista ciclabile sul bordo della strada". Infatti per almeno 300 degli 800 chilometri che separano Rovaniemi da Helsinki, la strada è costeggiata da una lunghissima corsia riservata alle biciclette, "non possiamo mettere a rischio la vita dei nostri bambini", aggiunse. A questo punto ci aspettavamo una multa salata, il ritiro della patente o il sequestro dell'auto. Già ci vedevamo chiusi in cella ad attendere che i nostri genitori venissero a liberarci... e invece nulla di tutto ciò! Il poliziotto ci disse con un sorriso bonario: "Capito tutto? Allora potete andare ma, mi raccomando, andate piano".

mappa rovaniemi helsinki

Settimo giorno: da Rovaniemi a Helsinki (Finlandia)

La Finlandia è un paese incredibile. Poco popolato come tutti i paesi nordici, ma strapopolato di zanzare. Ci sembrò di vivere una delle dieci piaghe d'Egitto. Per tutto il giorno, malgrado non piovesse, fummo costretti a tenere i tergicristalli in movimento per liberare il parabrezza dalle migliaia di zanzare che continuavano a spiaccicarvisi contro. Spesso dovemmo fermarci e dare un colpo più energico di spugna, ma questa operazione era difficilissima perchè non si riusciva a stare all'aperto senza esserne colpiti. Le solite fermate alle cabine telefoniche per Giuseppe furono una vera sofferenza, avevamo l'impressione che proprio le cabine fossero gli ambienti preferiti di quegli insetti maledetti.

Perchè questo fenomeno?  La Finlandia è un paese che ha più laghi che terra ferma. Ce ne sono quasi 200.000! Ci sono zone in cui i laghi sono così numerosi che non si riesce a comprendere se si tratta di tanti bacini collegati tra loro o di un'enorme distesa d'acqua ogni tanto interrotta da isolotti. La strada che attraversa la nazione da nord a sud è praticamente un ponte lunghissimo, che saltella da un lembo di terra a quello successivo.

Il paesaggio non ha niente a che fare con quello norvegese, perché è tutto piatto, tipo la Pianura Padana, ma il contatto con la natura è molto rassicurante. I Finlandesi furono un'autentica sopresa. Simpaticissimi, con una parlata senza dubbio particolare, più simile all'ungherese che agli idiomi scandinavi di matrice anglosassone. E' una bellissima melodia, sembra una cantilena, a volte ricorda cadenze dell'estremo oriente.   

gianluca e massimo

Foto ricordo per Gianluca e Massimo

Arrivammo ad Helsinki abbastanza presto. Ne approfittammo per trovare subito un posto per dormire e poi uscire per vedere come fosse il sabato sera finlandese. Tirai fuori il mio mitico manuale dei campeggi ed ostelli scandinavi e cominciammo a girare per la città in cerca degli indirizzi proposti. Arrivammo nella zona in cui fu allestito il villaggio olimpico per i Giochi di Helsinki 1952. Seguendo le indicazioni, l'indirizzo dell'ostello ci portò direttamente dentro lo Stadio Olimpico! Non riuscivamo a capire. L'indirizzo dell'ostello e quello dello stadio coincidevano! Cominciammo a cercare all'interno della struttura e alla fine, effettivamente, lo trovammo. Frequentatissimo da ragazzi, l'ostello era anche piuttosto pulito e ben organizzato. Non ci facemmo scappare l'occasione unica di poter dire di aver dormito nello Stadio Olimpico di Helsinki!

Risolto il problema per la notte, ci recammo in centro. Non c'erano molte auto in giro, mentre c'erano tantissimi ragazzi a piedi. Più ci addentrammo nel cuore della città più ci rendemmo conto che succedevano fatti strani. Ovunque c'erano giovani, giovanissimi, completamente ubriachi che vagavano barcollando come zombie senza meta. Ragazzine non più che quindicenni, con indosso soltanto camicette striminzite e minigonne, vomitavano ai bordi delle strade. Sembrava una scena di quei film sexy-horror degli anni '70! Contemporaneamente c'erano file molto lunghe di ragazzi e ragazze composti, distinti ed elegantissimi, educatamente in attesa di entrare nei locali, probabilmente birrerie o discoteche.  C'era un contrasto inconcepibile. Ogni tanto sfrecciavano macchinoni in stile americano anni '50, decappottabili, con ragazze biondissime e bellissime, in abiti succinti, che urlavano e ridevano con una birra in mano. Questa scena, invece, ci sembrò di vivere il film "La dolce vita". 

Continuavamo a non capire.

suomi finland

Foto ricordo per Giuseppe e Pietro
(Giuseppe è particolarmente alto... non sono io un nano!)

Il giorno successivo qualcuno ci spiegò l'arcano. Probabilmente per una politica antialcolista, le tasse sugli alcolici erano molto alte e bere era diventato un lusso per pochi. Soprattutto consumare alcolici nei locali più di moda era diventato proibitivo. Pertanto i ricchi erano quelli che facevano la coda per bere all'interno dei locali, i poveri erano quelli che si ubriacavano a casa, prima di uscire. A fattor comune, comunque, non era previsto altro divertimento se non a seguito di una grande sbornia.

Mentre vagavamo con la nostra macchina, una delle poche in questo scenario apocalittico, un'auto della polizia ci fermò ancora una volta. Che giornata! Visto che eravamo gli unici a muoversi in auto, probabilmente, pensammo, non avevamo visto qualche divieto, forse si trattava di un'isola pedonale... Invece il poliziotto, molto meno gentile del suo collega incontrato in mattinata, intimò a Massimo, che stava alla guida, di soffiare in un palloncino. Ci facemmo una risata! C'era un milione di persone ubriache che vagavano per la città e gli unici a cui stavano chiedendo la prova del palloncino eravamo noi che non vedevamo un bicchiere di vino o di birra da almeno 7 giorni!

Naturalmente ci lasciò andare, ma dopo aver girato per la città abbastanza disgustati, la puzza di birra e vomito era ovunque, ci ritirammo ed andammo a dormire.

L'ostello, di notte, non era poi così attraente com'era sembrato qualche ora prima, soprattutto dopo aver assistito a quello squallore in  centro. Ma anche stavolta la stanchezza prese il sopravvento (i portafogli ormai erano quasi vuoti) e ci addormentammo di sasso. 

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Viaggio a Capo Nord - La Finlandia

Fiat 500

 Una vecchia Fiat 500 a Capo Nord (Norvegia)

(7^ parte) 

Andare a Capo Nord è qualcosa di più di un viaggio, è un'avventura, una sfida con se stessi. Non si tratta certo di uno sport estremo, né occorre superare prove impossibili, come attraversare il Sahara o la giungla amazzonica, però ti lascia comunque qualcosa dentro, una soddisfazione interiore che rimarrà sempre nel cuore, indelebile. Sono tanti coloro che vi si recano con i mezzi più strani. Naturalmente il camper o la roulotte sono quelli più idonei, se non altro perché la Norvegia offre tantissime "utilities" come campeggi e aree di sosta equipaggiatissime. Sono anche tantissimi i centauri che sono affascinati dai tornanti a picco sul mare. Ogni tanto si vede anche qualche ciclo-turista a pedalare con lo zaino in spalla, comodo perché non ci sono grandi rilievi da superare, anche se il clima può essere l'unico nemico. Da tutta Europa sono anche tanti coloro che arrivano in gruppo. Ne abbiamo incontrato uno molto numeroso, ad esempio, che veniva dalla Francia. Avevano tutte auto decisamente vecchiotte (c'erano anche alcune FIAT 500) che erano completamente tappezzate di sponsors. Dev'essere un modo di viaggiare molto divertente. 

Gli italiani, come al solito, si dintinguono sempre. Per tutta la Norvegia ne avevamo incontrati pochissimi. Prevalentemente erano del Nord, Milano, Brescia, Piacenza, con campers grandi e attrezzati. Per tutto il viaggio di andata ci eravamo domandati che fine avessero fatto tutti gli altri italiani. Eravamo veramente sorpresi e forse un po' delusi da questa cosa. Invece, appena entrammo nel Tourist Center di Nordkapp, fummo letteralmente sommersi da una valanga di romani e napoletani, con il loro tipico vociare animato. Ma da dove erano arrivati? In effetti per chi volesse andare a Capo Nord, volendo evitare di fare tutta la strada, è facilissimo: basta prendere una serie di aerei che ti portano fino all'aeroporto più vicino (credo sia ad Alta) e poi da lì con il pullman è un gioco da ragazzi! Che vergogna... Che gusto c'è? E' come se uno volesse scalare il K2 e poi si facesse calare direttamente sulla vetta con un elicottero... 

Dopo l'abbuffata di Capo Nord, toccò rimettersi in viaggio per tornare a casa. Ma non avemmo la sensazione di aver terminato qualcosa, anzi, fummo subito coscienti che eravamo soltanto al giro di boa. In fondo Capo Nord era stata solo una scusa. Tutta quella strada non era servita solo a farci dare la solita pergamena che attestava il raggiungimento dell'obiettivo. L'attrattiva principale del viaggio era il viaggio stesso e questo dava un valore assoluto anche e soprattutto al nostro itinerario di ritorno.

Decidemmo, pertanto, di evitare per quanto possibile di ripercorrere lo stesso itinerario dell'andata, per scoprire ogni giorno sempre cose nuove. Optammo per un percorso che avrebbe attraversato tutta la Finlandia da nord a sud.

mappa nordkapp rovaniemi

Sesto giorno: da Nordkapp (Norvegia) a Rovaniemi (Finlandia)

Cominciammo a scendere puntando verso la Finlandia, quando ci imbattemmo in un branco di renne nelle vicinanze di un villaggio lappone. La Lapponia è una regione molto grande che si estende in tutta la parte settentrionale della Scandinavia e comprende alcune regioni della Svezia, della Finlandia e della stessa Norvegia. I lapponi, da queste parti, sono come gli indiani d'America. Chiusi in riserve, apparentemente vivono di pastorizia, con le loro immancabili renne, ma in realtà producono oggetti d'artigianato da vendere ai numerosi turisti di passaggio. Chi si lascerebbe scappare un bel souvenir fatto dalle mani autentiche di un lappone?

Entrando in Finlandia, dalla moderna e civilissima Norvegia, restammo un po' sorpresi. Ci sembrò di tornare indietro nel tempo. Il paesaggio, le strade, la forma delle rare case, cambiarono totalmente. Ci sembrò di attraversare un invisibile muro, come quello che separava, ai tempi della guerra fredda, la Germania Est dalla Germania Ovest. Da una parte, più che la tecnologia, c'era il progresso, dall'altra parte la desolazione. 

I primi chilometri in Finlandia ci sembrò di attraversare il deserto dell'Arizona. Una lunghissima strada, un rettilineo perfetto, che con andamento ondulante si addentrava nel cuore di un'arida steppa. Anche l'ingresso nel nuovo stato ci sorprese piuttosto impreparati. Non trovammo un ufficio turistico a darci il benvenuto e soprattutto non riuscimmo a cambiare i soldi, né a comprare le solite schede telefoniche per Giuseppe. Anche stavolta ci arrangiammo a mangiare soltanto qualche biscotto e un po' di frutta che avevamo messo di scorta qualche giorno prima.

souvenier

Un accampamento di lapponi con relativo negozio di souvenir

Arrivammo in serata a Rovaniemi, una delle mete turistiche più note della Finlandia. Si tratta infatti della città, riconosciuta a livello mondiale, dove abita Babbo Natale. Non nascondo che tornammo bambini per qualche ora. Il villaggio dedicato all'omaccione vestito di rosso è fatto veramente bene. Non manca nulla, c'è persino un autentico ufficio postale. Bisogna sapere che, secondo una convenzione stipulata in tutto il mondo, qualsiasi bambino voglia scrivere una lettera a Babbo Natale, sa che se la spedisce arriverà qui ed otterrà una risposta.  E' sufficiente scrivere "a Babbo Natale" sulla busta e metterla nella buca delle lettere.

L'ufficio postale è interessantissimo. E' possibile leggere le letterine scritte in tutte le lingue del mondo. Rovistando tra le montagne di corrispondenza sugli scaffali e su alcune scrivanie trovammo una lettera scritta da una bambina genovese che chiedeva a Babbo Natale un vestitino che aveva visto in un negozio del centro, era tenerissima! E' possibile anche segnalare il vero indirizzo di un bambino, perché Babbo Natale possa scrivergli direttamente. Io ci provai e misi i dati del mio fratellino (che allora aveva 23 anni) tanto per vedere se avrebbe mantenuto la promessa. Tutto vero! Il Natale di quell'anno, mio fratello ricevette gli auguri nientemeno che da Babbo Natale in persona!

Naturalmente lo incontrammo, ma non avevamo il coraggio di avvicinarci. L'unico che superò la timidezza fu il solito Gianluca che si fece una foto con lui... e poi ne approfittò per fare qualche altra foto anche con qualche sua bella e giovane assistente.

Rovaniemi

Conoscenze a Rovaniemi (Finlandia)

Quella sera la temperatura era un po' più alta, allora decidemmo di montare la tenda canadese. Per fare un'esperienza un po' particolare la montammo esattamente sopra una striscia, disegnata per terra, che indicava  il passaggio del parallelo che identifica il Circolo Polare Artico. Rovaniemi, infatti, è l'equivalente finlandese del sito che incontrammo qualche giorno prima in Norvegia.

Per passare la notte ci organizzammo in questo modo: io e Giuseppe in tenda, Gianluca e Massimo in macchina. Voi direste: fortunati, tu e Giuseppe, a dormire in tenda... e invece no! Eravamo già nel mondo di Morfeo da un paio d'ore, quando aprii gli occhi e scorsi il mio portafoglio che galleggiava all'altezza del mio naso. Galleggiava! Praticamente stava diluviando e l'acqua era entrata prepotentemente nella tenda. Cercammo riparo picchiando sui vetri della nostra auto dove stavano beatamente dormendo i nostri due amici... ma loro non se ne accorsero (o fecero finta di non accorgersene). Giuseppe giurò di aver scorto uno dei due socchiudere un occhio, girarsi dall'altra parte e tornare a dormire! 

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Viaggio a Capo Nord - Missione compiuta

Capo Nord

 Capo Nord - Nordkapp (Norvegia), il sole di mezzanotte... e dintorni.

(6^ parte) 

Recuperate le nostre energie, l'unico obiettivo del nostro quinto giorno fu: arrivare a Capo Nord prima della mezzanotte. In realtà avevamo molte ore a disposizione e ne approfittammo per ammirare ancora una volta le meraviglie che la natura ci offrì lungo la strada. La parte più settentrionale della Norvegia è senz'altro la più bella. E' la Norvegia dell'immaginario collettivo, un continuo alternarsi di monti a strapiombo sul mare, dove l'incontro tra terra e acqua acquista un significato surreale, quasi magico. La luce del giorno, che in estate dura quasi 24 ore, non è mai eccessiva, è un continuo tramonto (o alba, a seconda dei punti di vista) con un tiepido sole che insiste immobile all'orizzonte colorando di tinte calde ogni cosa.

E' evidente come ci si trovi in una posizione estrema, ai limiti del mondo, di questi luoghi. Tutto è puntato verso sud, come se si volesse attingere ad un'unica sorgente di energia proveniente dall'orizzonte. Persino le antenne paraboliche delle case, moderni girasoli, sono incredibilmente inclinate verso il basso quasi a toccare terra.

I rari centri abitati sono assolutamente incantevoli. Sono i classici villaggi di pescatori che abbiamo visto in mille film e documentari, con le tipiche casette di legno piccole e coloratissime. Ovunque, soprattutto a nord di Narvik, si incontrano i classici hjell, le strutture di legno, a forma di tetto spiovente, dove viene messo ad essiccare il merluzzo, noto anche con il nome di "stoccafisso". A differenza del baccalà, per conservare il pesce non viene usato il sale, ma soltanto l'aria fresca e secca di queste latitudini. Ci avvicinammo a questi mausolei della tradizione ittica nordica con grande rispetto e curiosità. Il forte odore acre ci riportò alla mente sapori ormai dimenticati.

mappa narvik nordkapp

 Quinto giorno: da Narvik a Nordkapp (Norvegia)

La strada E6 percorre tutta la costa e permette di insistere su questi fantastici scenari senza mai stancare, non ci si annoia mai, ogni scorcio è unico e regala prospettive da sogno. La magia di questi luoghi è fortemente legata alla cultura popolare, alle leggende, ai trolls, i folletti che dominarono la mitologia vichinga per secoli e che periodicamente tornano di moda anche dalle nostre parti. Naturalmente oggi è tutto diventato commerciale, pertanto si trovano tantissimi negozi di souvenir pieni di statuette e simboli che ricordano storie e leggende dei tempi in cui i vichinghi, veri predoni del mare, scorrazzavano e saccheggiavano, riparandosi poi nelle infinite baie naturali offerte dai fiordi.

Pranzammo all'altezza di Alta, l'ultima  città che si possa chiamare tale. Non le dedicammo molta attenzione, ormai il nostro pensiero era orientato soltanto verso nord, verso Capo Nord. Capimmo di essere ormai prossimi alla meta quando abbandonammo la E6 e ci immettemmo sulla E69. Rimanemmo piuttosto sorpresi quando all'improvviso il mare si spostò da sinistra a destra, rispetto alla nostra direzione di marcia. 

Honnisvaag

Honnisvaag (Norvegia) 

Arrivammo abbastanza presto all'ultimo traghetto, prima di mettere piede sull'isola di Nordkapp. Prima di intraprendere questo viaggio non sapevamo neanche che Nordkapp fosse un'isola. Anche se viene considerato il punto più a nord del continente... in realtà si tratta di un lembo di terra staccato dal continente stesso! Allora, nel 1993, non c'erano altri mezzi per raggiungere l'isola oltre al traghetto. Oggi, l'ho scoperto di recente, c'è un tunnel che permette di arrivarci direttamente in auto, quindi oggi si può considerare meno isola di un tempo.

Anche quest'ultimo traghetto fu efficiente, rapido, pronto, economico e funzionale. Una delle cose che ci rimase più impressa della Norvegia fu proprio la puntuale e capillare diffusione dei traghetti. Non dovemmo mai attendere più di 15-20 minuti per passare da una costa all'altra di un fiordo e anche i prezzi (per noi che ci facevamo caso) non furono mai proibitivi.   

Sbarcammo ad Honnisvaag, che è il centro abitato più grande dell'isola, che il sole era ancora sufficientemente alto, anche se faceva capolino fra le nuvole e non sempre era visibile. Lungo il contorto itinerario che ci portò all'estremità settentrionale dell'isola incontrammo soltanto un altro villaggio di nome Valan. Sull'isola ci imbattemmo in alcune renne che tuttavia non riuscimmo a fotografare in tempo, prima che sparissero tra i cespugli.

stoccafisso

Il famoso stoccafisso norvegese 

Non si può descrivere la gioia, la soddisfazione, che provammo quando avvistammo l'edificio che è stato costruito nell'estremità più settentrionale del continente. In fondo si tratta del solito centro per turisti, niente di più, ma denso di significato. Di per sé Capo Nord può anche deludere. Un altissimo pezzo di roccia a strapiombo sul mare, circa 300 metri di altezza, con tre monumenti che ricordano la latitudine raggiunta: 71° 10' 21" Nord. Il primo monumento, il vero simbolo di Capo Nord, rappresenta il globo terrestre, stilizzato in acciaio, in cui vengono evidenziati soltanto meridiani e paralleli. Il secondo è costituito da una serie di cerchi di bronzo e pietra che raffigurano simboli di pace, il terzo è una freccia che indica da che parte si può vedere il sole a mezzanotte.

Il centro turistico è molto moderno, praticamente si tratta di un museo che racconta le storie dei primi esploratori che si addentrarono fino a queste latitudini. Molto interessante fu un filmato tridimensionale che ci permise di vedere come si trasforma tutta la zona nei mesi invernali, tra la neve, il ghiaccio e la lunga notte che dura sei mesi.

Ma il nostro sogno era vedere dal vivo il sole di mezzanotte. Ad essere onesti, non ci riuscimmo completamente. Eravamo in ritardo di un paio di settimane, infatti il sole di mezzanotte  a quelle latitudini, può essere visto soltanto nei mesi di giugno e luglio. Comunque il chiarore diffuso tipico delle ore a ridosso del tramonto e dell'alba non ci abbandonò mai. Anche a mezzanotte, infatti, tutto era perfettamente visibile. La foto che ho messo in copertina fu scattata proprio allo scoccare dell'ora 0:00 tra il 12 e il 13 agosto. Ad ogni modo fu uno spettacolo unico osservare la magica sfera infuocata che lentamente si inabissava all'orizzonte, per poi riapparire, circa mezz'ora dopo, a poca distanza, un po' più a destra. In quella mezz'ora avemmo un'impressione strana, come se avessimo spostato velocemente in avanti le lancette della nostra vita.

Quella notte, che sembrava giorno, la vivemmo tutta intensamente. Tornammo ad Honnisvagg, all'estremità meridionale dell'isola, perché Nordkapp non offriva nulla di più, e fu straordinario vedere che la vita d'estate, proprio come il sole, non si ferma mai completamente. Anche alle prime ore del nuovo giorno, c'erano ovunque ragazzi, indigeni e turisti, che vagavano per le strade del villaggio un po' brilli, con la sola voglia di divertirsi. Quando fummo veramente esausti trovammo un bungalow libero in un campeggio vicino Honnisvaag e ci riposammo qualche ora.

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Viaggio a Capo Nord - Il Circolo Polare Artico

Riflessi

Riflessi sul Mare del Nord

(5^ parte)

Il nostro quarto giorno, l'11 agosto, fu veramente spettacolare. Il maltempo ci risparmiò un po', ed avemmo la possibilità di ammirare e goderci un panorama stupendo. Più ci avventuravamo verso nord, lungo la E6, sempre meno avvertivamo la presenza dell'uomo e della civiltà. La natura prese il sopravvento. Paesaggi fantastici ci privarono della parola. L'impressione più paradossale che ci colpì fu che il paesaggio, il clima, la vegetazione, sembravano d'alta montagna, mentre incredibilmente eravamo al livello del mare, anzi, dietro ogni curva il mare, freddo e silenzioso, era sempre lì, a portata di mano.

La strada cominciò ad essere tortuosa ma pianeggiante, a volte credemmo di essere sulla costiera amalfitana d'inverno. I fiordi sono uno spettacolo della natura. Ce n'erano alcuni che si insinuavano per decine e decine di chilometri all'interno della penisola, e per fare pochi metri in linea d'aria eravamo costretti a percorrere anche cento chilometri. Più di una volta (ne contammo una decina in tre giorni) fu più conveniente prendere il traghetto, veloce ed economico, piuttosto che fare tutto il giro. 

mappa trondheim narvik

Quarto giorno: da Trondheim (Norvegia) a Narvik (Norvegia) 

Tra Trondheim e Narvik ci fermammo per sgranchirci e rilassarci un paio di volte, ma spesso stoppammo all'improvviso l'auto per immortalare qualche scorcio particolarmente interessante. Facemmo sosta a Namsskogan, dove scattammo una delle classiche foto da perfetti turisti fai-da-te, sotto al cartello che indica le distanze da alcune città europee. Roma era a 3101 km, ma ci sorprese la distanza da Nordkapp, 1372 km, ancora troppo lontana, soprattutto considerando la nostra velocità di crociera. C'erano molti anziani, qualche motociclista, parecchi camperisti. A proposito di camperisti, ne incontrammo un paio italiani. Erano del nord (Brescia o Bergamo, non ricordo) e stavano tornando a casa. Stranamente ci dissero di essere "soltanto" arrivati al Circolo Polare Artico e di essere poi tornati indietro. Strano... ci chiedemmo, uno fa tutta 'sta strada per arrivare fin qui... e poi si gira a poco più di mille chilometri dalla meta. In realtà Capo Nord (Nordkapp) era la "nostra" meta, non la loro, ma non riuscimmo a comprenderli ugualmente.

La tappa successiva fu proprio il Circolo Polare Artico (Polarsirkelen). Non credevamo ai nostri occhi. Avevamo di fatto raggiunto uno dei nostri obiettivi parziali. E' un po' come quando giochi con quei videogames in cui, se passi di livello, anche se perdi una vita, puoi ripartire dal nuovo livello e non ti tocca ricominciare tutto dall'inizio. Avevamo superato il nostro primo livello e la gioia era insostenibile. Anche qui facemmo la foto di rito. Faceva freddo, cominciammo a vedere sprazzi di neve negli angoli più all'ombra.

Al centro turistico allestito sulla linea immaginaria del Circolo Polare Artico, pagando, è possibile farsi rilasciare una pergamena, con tanto di timbro e ceralacca, che attesta il raggiungimento dell'obiettivo: aver raggiunto il parallelo 66° 33' 38" Nord. Naturalmente noi non ce lo lasciammo scappare. Forse non tutti sanno cosa significa. Praticamente da questa latitudine in su, per almeno un giorno all'anno, in estate, il sole non sorge né tramonta; è possibile, pertanto, vedere il sole a mezzanotte. Tutta la parte del globo al di sopra del circolo polare si chiama calotta polare e ogni paese attraversato da questa linea ha allestito un centro d'attrazioni turistiche sul tema. Ne avremmo incontrato un'altro, al ritorno, in Finlandia.

Namsskogan

Una breve tappa a Namsskogan (Norvegia)

Visto che vediamo spesso in queste foto le nostre facce, forse è il caso di descrivere un po' più a fondo il nostro equipaggio. Devo dire che raramente, nei miei numerosi viaggi, ho condiviso momenti così sereni e divertenti, come quelli trascorsi con Giuseppe, Gianluca e Massimo. La riuscita di un viaggio, spesso, dipende più dai nostri compagni d'avventura, che dall'evoluzione del viaggio in se. Con lo spirito giusto, con l'atmosfera giusta, ogni esperienza diventa indimenticabile. Non importa se costa sacrificio, stanchezza, soldi, ciò che conta veramente è stare bene con se stessi e con chi ci sta attorno. Allora tutto è guadagnato.

Il nostro gruppo era piuttosto eterogeneo ma compatto. Nessuno cercò mai di prevaricare gli altri, di imporre i propri vizi, le proprie abitudini. Ci fidavamo l'uno degli altri, sapevamo che pur rinunciando alle nostre comodità avremmo raggiunto insieme il nostro obiettivo. Io ero il più maturo, come sempre, quello che conosceva le lingue, che aveva già viaggiato, che aveva sufficienti mezzi, soldi e carte di credito, per levare tutti dai guai, se ce ne fosse stato bisogno. Ma ero anche il più timido e riservato. Ero comunque quello che aveva le idee più chiare sull'itinerario e sugli obiettivi di ogni giorno.

Giuseppe, mio cugino, era quello più preciso, che ricevuto l'itinerario lo faceva rispettare alla lettera. A quel tempo era fidanzato e aveva l'"obbligo" di chiamare spesso la ragazza, per questo motivo lo sfottevamo sempre e lo chiamavamo "telephoneman". La sua principale occupazione era trovare schede e cabine telefoniche. Era anche quello sempre affamato, pur essendo il più magro del gruppo, evidentemente il suo metabolismo bruciava in fretta qualsiasi cosa mangiasse e le sue crisi di fame furono frequenti. Grazie a lui, comunque, qualche volta ci sedemmo a ristorante ed avemmo la possibilità di gustare qualche sapore locale, un altro modo per fare la conoscenza di una civiltà così distante dalla nostra. Noi due eravamo senz'altro i più seri e coscienzosi.

Gli altri due, amici da sempre di Giuseppe, invece erano i due più pazzerelli del gruppo. Soprattutto Gianluca, malgrado la sua piccola statura, era una vera forza della natura. E' quella persona che ritrovi un po' in tutte le comitive, quello sempre allegro, con la battuta pronta, che riesce a tirarti su nei momenti di sconforto. Nel gruppo era anche quello che risolveva i piccoli problemi all'italiana, con estro, ingegno e un po' di astuzia. Ad esempio, a volte, riusciva a procurarci una tazza di tè caldo a testa, senza dover pagare il conto, soltanto servendosi di quanto veniva offerto gratis sui banconi dei bar.

E infine c'era Massimo, anche lui molto sveglio, intelligente e simpatico, forse un po' pigro. Era il bello della compagnia, quello che mettevamo avanti quando c'era da avvicinare una ragazza... poi, naturalmente, intervenivo io per fare la traduzione... In realtà, con le ragazze, non si arrivava mai a niente, ci accontentavamo di fare quattro chiacchiere, al massimo strappavamo i loro nomi. Comunque in quella terra avevamo un discreto successo. Eravamo seri ma simpatici, proprio come loro si aspettavano che fossimo. In fondo quattro mori ragazzotti italiani in Scandinavia facevano lo stesso effetto che avrebbero fatto quattro biondissime svedesi sulle spiagge nostrane.

Circolo Polare Artico

Un primo traguardo: il Circolo Polare Artico (Polarsirkelen)

In serata arrivammo, come al solito, veramente stanchi a Narvik. Trovammo un campeggio molto bene organizzato. Piuttosto che montare la tenda (una minuscola canadese) optammo per il bungalow, uno chalet di legno, non molto spazioso, ma caldo e accogliente. Ci fu soltanto il tempo per fare una caldissima doccia rilassante e crollammo esausti ciascuno nel suo letto, finalmente. Non potete immaginare quanto si possa apprezzare un materasso e una rete dopo quasi quarantotto ore di auto.

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Viaggio a Capo Nord - La Norvegia

Fiordi 

Tipico paesaggio norvegese: i fiordi 

(4^ parte)

Il giorno successivo, era il 10 agosto, ci alzammo di buon'ora. Nessuno ci presentò il conto, ringraziammo in silenzio il governo svedese e ci rimettemmo in cammino. Goteborg è una bella città universitaria, pertanto piena di giovani e, probabilmente, di modi di divertirsi. Il ricordo più forte che conservo è un colore: un verde intenso con mille sfumature era presente in ogni angolo della città. Dominata dalla presenza dell'acqua, potenzialmente ci ha dato l'impressione di offrire molto ma non abbiamo avuto sufficiente tempo da dedicarle. Se dovessi, un giorno, ripetere il viaggio, probabilmente mi ci soffermerei più a lungo. 

Il trasferimento da Goteborg ad Oslo fu abbastanza rapido, anche se la strada tra le due città fu l'unica a presentarci qualcosa che si può chiamare traffico. Non particolarmente intenso, ma continuo e ordinato. A conferma della forte identità comune della Scandinavia, già allora non si incontravano frontiere tra un stato e l'altro. Proprio com'è oggi da noi nell'ambito dell'area Schengen. Ogni volta era diversa la valuta, invece, e ogni volta che entravamo in un nuovo paese ci toccò cercare un ufficio cambi e sprecare inutilmente i nostri soldi per le commissioni. Questo fatto ci limitò parecchio, perché praticamente fummo costretti a sincronizzare i nostri spostamenti con gli orari di apertura degli uffici e delle banche.

Una costante che trovammo ovunque, fu l'estrema diffusione della lingua inglese. Tutti parlavano inglese, persino le vecchiette che incontravamo per strada al ritorno dal mercato, con le buste della spesa. Alle nostre frequenti domande, soprattutto per individuare l'itinerario ottimale, chiunque ci rispose sempre educatamente e con un inglese comprensibilissimo. Credo che uno dei motivi principali sia il fatto che tutto ciò che trasmette la TV è in lingua originale, eventualmente con i sottotitoli in svedese o in norvegese. Non esiste il doppiaggio e la gente è abituata ad ascoltare film e telefilm americani con l'audio originale.

Mappa goteborg trondheim

Terzo giorno: da Goteborg (Svezia) a Trondheim (Norvegia) 

Arrivammo ad Oslo in tarda mattinata e provammo ad addentrarci nella città un po' più a fondo. La zona del porto è molto carina, con dei giardini dai quali si osserva un bel panorama. Scoprimmo uno dei primissimi centri commerciali. Bisogna far presente che a quei tempi, da noi in Italia, c'erano solo la Standa e l'Upim. Ad Oslo, invece, scoprimmo un edificio immenso, multipiano, con scale mobili che si intrecciavano ovunque. Tra l'altro era anche un bellissimo esempio di architettura moderna. Il nostro esperto Gianluca ci diede la sua conferma. Purtroppo non riuscimmo a comprare nulla. Il costo della vita era (ed è) altissimo. I prezzi al dettaglio erano inavvicinabili. Anche la frutta sui banchi dei pochi ambulanti che trovammo per strada sembrava bella, ma il prezzo proibitivo ci sconsigliò l'acquisto.

Così tornammo a rovistare tra le nostre scorte e riuscimmo a pranzare ancora una volta con le cose che avevamo dietro con noi: grissini con tonno e carne in scatola e l'immancabile fetta biscottata con la marmellata. Naturalmente non tutti i giorni mangiammo così poco, le scorte, tra l'altro, finirono presto. Allora ci venne incontro il McDonald's che a prezzi modifici ci garantì uno stomaco sazio con poche corone.

Oslo

Passeggiando per le strade di Oslo 

Visto quello che potevamo di Oslo, decidemmo di trascurare la città di Bergen sulla costa occidentale, troppo lontana dall'itinerario stabilito, invece puntammo dritti verso nord. Passammo per Lillehammer, città che, a distanza di pochi mesi, si sarebbe trovata al centro delle attenzioni mondiali, infatti ospitò le olimpiadi invernali del 1994. En passant, riuscimmo ad intravedere le strutture e gli impianti di risalita, ormai già pronti, e un bellissimo palazzetto del ghiaccio.

Le strade norvegesi erano fatte per andare piano. Il limite di velocità non superava mai i 100 km/h e comunque non si riusciva ad andare più veloci. Anche le statali più importanti, come la E6 che prendemmo dopo avere lasciato la E45, non permettevano di fare sorpassi e tutti rispettavano i limiti senza eccezioni. Il manto stradale era sempre perfetto, ogni 4 o 5 chilometri c'era un'area di ristoro, dove era possibile sgranchirsi, andare in bagno, caricare l'acqua per i camper. I bagni pubblici ci sorpresero ogni volta. Erano sempre ordinati e pulitissimi, come se fosse passata la donna delle pulizie pochi minuti prima, ed occorre ricordare che ogni bagno era sempre diviso in "uomini", "donne" e "portatori di handicap". Ci sembrò che le barriere architettoniche, in Norvegia, non fossero mai esistite. 

Panorama sul Mare del Nord

Altro panorama dei fiordi norvegesi

In serata arrivammo finalmente a Trondheim. La città è una delle più grandi della Norvegia. Ha una bellissima cattedrale, senz'altro la più bella della Norvegia. In classico stile romanico-gotico, fu il luogo dove per molti secoli avvenivano le incoronazioni dei reali di Norvegia. La cosa che mi rimase più impressa di quella chiesa fu il grande rosone centrale, dai mille colori. Trondheim è situata all'interno di un enorme fiordo, nel nostro itinerario fu il primo di una serie infinita. Tutti spettacolari, con scenari mozzafiato, un bellissimo matrimonio tra terra e mare, un connubio mistico tra il verde e l'azzurro. L'acqua del mare all'interno dei fiordi è sempre calma, placida. Proprio perché la furia del mare aperto non riesce ad incanalarsi più di tanto, si creano dei microclimi che apparentemente sembrano appartenere a latitudini più meridionali. 

Quella sera Giuseppe, il più affamato del gruppo, ci impose una cena un po' più sostanziosa, un piatto unico con salmone fritto e patate. Ci ristorammo, ma perdemmo tempo prezioso e non riuscimmo a trovare un posto decente per passare la notte. Allora ci rassegnammo a pernottare in auto, in un parcheggio dove si erano già sistemati altri 4  o 5 camper, e ci addormentammo osservando il cielo e Trondheim dall'alto, un panorama molto romantico. Ogni giorno che passava diventava sempre più difficile vedere le stelle, il cielo quasi sempre nuvoloso e la vicinanza al circolo polare artico riempirono di un chiarore surreale anche le nostri notti insonni.

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Viaggio a Capo Nord - Siamo in Scandinavia

Sul traghetto

Che bella squadra! Da sinistra: Pietro, Giuseppe, Gianluca e Massimo.

(3^ parte)

Mio zio, fratello di mia nonna, fu veramente ospitale. Da quando era partito per la Germania con tanta voglia di fare e pochi soldi ... ne aveva fatta di strada! Aveva una bellissima villetta, stile americano, con un grande backyard, un infinito numero di stanze e addirittura in bagno c'era persino la sauna! Non ci sembrò vero. Finalmente ci potemmo ristorare, ritemprare e riposare dopo circa 24 ore di viaggio ininterrotto.

Passammo la serata, tra uno sbadiglio e sprazzi di autentica curiosità, ad ascoltare i racconti dello zio. Ci parlò della sua vita avventurosa, delle diverse famiglie che si era costruito in vari angoli dell'Europa, delle pizzerie che aveva aperto e dei gusti alimentari davvero discutibili dei suoi clienti tedeschi. Malgrado, a suo dire, fosse molto bravo a fare la vera pizza napoletana, quella che andava per la maggiore era condita con le banane e qualche fetta d'ananas!

La mattina successiva era il 9 agosto. Me lo ricordo benissimo perché era il mio compleanno. Devo ammettere di non aver mai festeggiato in un clima come quello che scoprimmo appena ci affacciammo alla finestra della nostra stanza, una mansarda molto accogliente tutta di legno. Se non fossi stato certo della mia ricorrenza non avrei creduto ai miei occhi: in un'atmosfera ovattata da una nebbia molto fitta, un'aria gelida e tipica tardoautunnale, si intravedevano dei bambini che, zaino in spalla, si recavano allegramente a scuola. Il 9 agosto!

Salutammo lo zio e la sua (ultima) moglie tedesca e ci rimettemmo in viaggio. L'itinerario prevedeva due alternative, puntare dritto verso nord e prendere un traghetto nel punto più settentrionale della Danimarca oppure deviare a est verso Copenaghen e poi continuare lungo la costa occidentale della penisola scandinava. Optammo per la prima scelta, riservandoci la capitale danese per il ritorno.

Appena entrati in Danimarca ci rendemmo conto che stavamo varcando la soglia di un mondo diverso. Il paesaggio era ancora quello prevalentemente piatto tedesco, ma il clima fu subito avverso. Una pioggia a dirotto ci accompagnò fino alla città di Frederikshavn, dove ci fermammo ad aspettare la partenza del traghetto.

Mappa Celle Goteborg

Secondo giorno: da Celle (Germania) a Goteborg (Svezia) 

Malgrado il clima, ho un bellissimo ricordo della Danimarca. Sin dall'ingresso in Germania avevamo preso la bellissima abitudine di fermarci al Welcome Center ogni volta che varcavamo la frontiera di un nuovo stato, per cambiare qualche spicciolo, comprare una scheda telefonica, chiedere informazioni turistiche. Quando entrammo nel Tourist Information Office danese rimanemmo tutti e quattro completamente estasiati. A ricevere i turisti e a dare le informazioni, c'erano le due più belle ragazze che avevamo mai visto. Non so cosa chiedemmo loro e soprattutto non ricordo assolutamente cosa risposero ma i loro splendidi occhi azzurri non li dimenticheremo mai. Fu veramente un ottimo modo per darci il benvenuto in Scandinavia! 

Effettivamente la Danimarca è già parte integrante della Scandinavia, stesse regole, stesso comportamento della gente,  potremmo dire stessa civiltà. Nel lontano 1993 in Scandinavia vigevano leggi che da noi arrivarono molto più tardi , come ad esempio, per quanto riguarda la circolazione stradale, erano già obbligatorie da tempo le cinture di sicurezza e gli anabbaglianti accesi anche di giorno. Per molti aspetti, durante tutto il nostro viaggio, ci sembrò di fare un viaggio nel futuro, un futuro in cui certi valori, come la tutela dell'ambiente, della cultura, dell'infanzia e delle persone con handicap, vengono naturalmente prima di tutto. Allora, 15 anni fa, a quelle latitudini, era già una realtà.

Cascate in Norvegia

Il paesaggio comincia a cambiare

Ma torniamo al nostro viaggio. Dopo un paio d'ore d'attesa nel porto di Frederikshavn, finalmente salimmo sul primo dei tanti traghetti che ci avrebbero accompagnati per tutto il viaggio. Il mare era piuttosto mosso, ma fortunatamente arrivammo prima che i nostri stomaci cominciassero a protestare.

Toccammo la terra svedese verso le 9 di sera, a Goteborg, e ci rendemmo subito conto che non sarebbe stato facile trovare un posto per trascorrere la nottata. Era troppo tardi per cercare corone svedesi  e pagarci una stanza d'albergo ed eravamo troppo stanchi per cercare alternative economiche. Tirai fuori dal mio zaino la famosa "guida degli ostelli e campeggi scandinavi" e fu per noi un'autentica salvezza. Al terzo tentativo trovammo un ostello che ci aprì la porta. Sinceramente credo che ad aprirci fu uno degli ospiti, non avemmo il piacere di incontrare nessun gestore.

Quel ragazzo ci fece entrare e, con un gesto un po' scocciato, ci mostrò 4 brande ancora libere e scomparve. Era un ambiente piuttosto angusto, buio, non particolarmente sporco, ma con uno strano odore che impregnava l'aria. Non riuscivamo a capire cosa potesse essere. Qualche minuto più tardi, mentre srotolavamo i nostri sacchi a pelo, un po' impauriti ma ormai rassegnati a passare la nottata con un occhio chiuso e l'altro aperto, scorgemmo il nostro amico dietro una tenda semiaperta nell'intento di accendersi una "canna" e capimmo che l'odore veniva dal "fumo" intenso prodotto da lui e dagli altri suoi amici. La stanchezza e l'atmosfera un po' "mistica" che si era creata presero il sopravvento e crollammo stremati.

Ricordo che l'ultima mia azione cosciente di quella sera fu di mettere al sicuro il portafoglio, nella parte più remota del sacco a pelo, con la speranza di ritrovarlo il giorno dopo.

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Viaggio a Capo Nord - Si parte

 

Porto di Oslo

Il Porto di Oslo (Norvegia)

(2^ parte) 

Partimmo il 7 agosto. Decidemmo di intraprendere la nostra avventura di pomeriggio, in modo da evitare le ore più calde della giornata, almeno nella tratta italiana, e fu una buona idea perché, guarda caso, la nostra auto non era provvista di aria condizionata. L'eccitazione era grande e le prime ore del viaggio letteralmente volarono. Ci facemmo trasportare, senza accorgercene, direttamente al Brennero.

L'equipaggio era ben organizzato. Ci alternavamo alla guida ogni due-tre ore, a rotazione. C'era il pilota e quello che gli stava seduto accanto, che chiamammo "il navigatore". Il ruolo del navigatore era importantissimo. Aveva, infatti, il "dovere" di rimanere sveglio e tenere sveglio il pilota, oltre naturalmente controllare che la rotta fosse quella prestabilita. Gli altri due dietro potevano riposarsi, anzi erano caldamente consigliati a farlo, per conservare energie per il loro turno.

Tra noi c'era anche un'ulteriore equa distribuzione dei compiti. C'era chi teneva i conti, chi parlava inglese, chi allacciava relazioni sociali, chi sognava e chi teneva tutti con i piedi per terra. C'era chi azzardava previsioni meteo e chi aveva un particolare senso dell'orientamento. C'era anche chi aveva sempre fame... ma ne riparleremo più tardi.

Per quanto riguarda l'itinerario, a dire la verità, non c'era molto di prestabilito. Orientativamente cercammo di seguire il percorso più breve, scartando naturalmente itinerari troppo lenti e alternativi. Evitammo di passare per i grandi centri urbani, a meno che non avessero particolari attrattive turistiche. Scoprimmo che esistono delle strade che attraversano tutta l'Europa e che vengono contraddistinte con la lettera E. Ad esempio seguendo la E45 si parte da Gela (Sicilia) e si arriva direttamente a Karesuando (Svezia).

 

mappa ariano celle

Primo giorno (e mezzo): da Ariano Irpino (Italia) a Celle (Germania)

Durante la notte attraversammo entrambi i confini dell'Austria ed alle 6 del mattino dell'8 agosto eravamo a Monaco di Baviera. E' una bella città, non c'è nulla da dire, anche se immagino che in autunno, per l'Oktoberfest, offra il meglio di sé. Comunque vista alle 6 del mattino, con un viaggio di circa 12 ore alle spalle, assunse un sapore particolare. La temperatura era scesa vertiginosamente, come se attraversando le Alpi avessimo saltato una stagione passando all'improvviso, in una sorta di transfer spazio-temporale, dall'estate all'inverno. Questa sensazione ci accompagnò per l'intero viaggio.

Le nostre fantasie comiciarono a prendere piede. Notammo una signora distinta, biondissima, con pelliccia e tacchi a spillo, attraversare con passo molto veloce una delle piazze principali della città (credo fosse Max Joseph Platz). Più che andare in ufficio (alle 6 del mattino) avemmo la forte sensazione che stesse fuggendo, magari da una notte di passione... chissà! Fatta colazione con le nostre scorte ancora intatte (a base di fette biscottate e marmellata) ci addentrammo nella Baviera. 

Le autostrade tedesche sono fantastiche. In molti tratti non ci sono limiti di velocità. Sembra il paese dei balocchi per gli automobilisti più esigenti. Si può spingere l'auto finché si può e l'unica preoccupazione è non fondere il motore. Tutto il resto è consentito. Per noi, sinceramente, c'era anche un'altra preoccupazione, quella di non consumare troppo carburante, pertanto ne approfittammo, ma senza esagerare. Bisogna ammettere, tuttavia, che le autostrade sono state costruite per l'alta velocità con un asfalto impeccabile e curvoni larghi e con pendenze tali da compensare la forza centrifuga.

Norimberga

Norimberga (Germania)

Seguendo la E45 arrivammo all'ora di pranzo a Norimberga (Nürnberg). La città, nota per il famoso processo ai criminali nazisti, fu completamente distrutta dagli alleati e pazientemente ricostruita dopo la guerra. Gran parte dei suoi antichi palazzi sono stati rimessi in piedi esattamente identici agli originali, tanto da non riuscire a notare la differenza. Fu una bella sorpresa passeggiare per le strade del centro e scoprire scorci molto interessanti. La cattedrale è incantevole, particolarmente suggestiva, in stile gotico. Durante la nostra visita potemmo ascoltare qualche brano del sermone che il pastore, con un'aria fortemente severa stava tenendo dal pulpito. Sembrò di rivivere per un attimo l'atmosfera austera della riforma Luterana del '500.

Ma il nostro obiettivo del giorno, raggiungere la citta di Celle vicino Hannover dove viveva un lontano zio, era ancora molto lontano. Mangiammo in fretta qualche panino con gli insaccati e i latticini arianesi, ancora commestibili nei nostri zaini e ci rimettemmo in viaggio.

A distanza di tanti anni non ho ancora capito come riuscimmo a trovare la villetta di mio zio. Allora non c'era il TomTom e neanche i cellulari. Non avevamo molte informazioni né eravamo in grado di intraprendere lunghe discussioni dentro una cabina telefonica su itinerari in lingua tedesca. Comunque ci riuscimmo e fummo veramente soddisfatti e sollevati quando suonammo ad un campanello e sentimmo una parola amica: "buonasera"!   

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